Agli albori della psicologia

Oggigiorno, la psicologia è definita come lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali. Da un punto di vista filosofico, l’Interesse per la mente ed il comportamento risale alle antiche civiltà dell’Egitto, Persia, Grecia, Cina e India.
Ma cosa significa il termine psicologia? Esso deriva dal greco psyché – ovvero spirito, anima – e da logos – discorso, studio. Alla lettera, dunque, la psicologia approfondisce lo studio dello spirito o dell’anima. Tale modalità di interpretare i contenuti della psicologia fu introdotto nel XVI secolo e rimase in auge fino al XVII secolo, quando mutò orientamento diventando scienza della mente. Nel corso degli ultimi cent’anni, la psicologia ha assunto una veste ancora diversa tenendo conto di nuovi orizzonti e moderne metodologie.
Il termine psicologia divenne d’uso comune durante il ‘700 grazie al tedesco Christian Wolff, che ad esso intitolò due sue opere: Psychologia empirica (1732) e Psychologia rationalis (1734). Attraverso i suoi libri di psicologia, Wolff distinse tra la parte empirica e quella filosofica di questa disciplina, indicandone i diversi obiettivi. La psicologia empirica, infatti, aveva come scopo il definire delle leggi che spiegassero comportamenti dell’animo umano; quella filosofica, invece, approfondiva le capacità dell’anima. Tale modalità fu contestata da Kant che non considerava la psicologia una scienza esatta. Fu con lui che si posero le basi per criteri empirici di studio dei fenomeni dell’umano.
Al di là del dibattito legato al moderno utilizzo ed uso della psicologia, essa non ha, per lungo tempo, una vita propria presentandosi come branca della filosofia. Questo fino al 1870 quando si sviluppò come una disciplina scientifica indipendente in Germania e negli Stati Uniti.
E’ proprio in Germania, nel 1879, che la psicologia trovò il suo campo sperimentale nel laboratorio fondato da Wilhelm Wundt – che si attribuiva la qualifica di psicologo – a Lipsia. Altri importanti nomi che contribuirono allo sviluppo di questa disciplina sperimentale furono Hermann Ebbinghaus (un pioniere nello studio della memoria), William James (il padre americano del pragmatismo), e Ivan Pavlov (che ha sviluppato le teorie sul condizionamento).
Da qui, la psicologia trova applicazione in molti ambiti, dalla pedagogia all’industria, alla legge, ecc.
Nel frattempo, a Vienna, Sigmund Freud sviluppa un approccio indipendente allo studio della mente chiamato psicoanalisi, che ha ampiamente influito sugli sviluppi futuri.
Il 20° secolo ha visto la nascita della psicologia comportamentale che propone lo studio del comportamento manifesto in quanto facilmente misurabile, quantificabile. Coloro che appartengono a questo ramo considerano lo studio della mente troppo vago per poter produrre qualche risultato scientifico.
Gli ultimi decenni del 20° secolo, invece, hanno visto la nascita della psicologia cognitiva, un approccio interdisciplinare allo studio della mente umana. La scienza cognitiva considera ancora la mente come oggetto di indagine, utilizzando gli strumenti della psicologia evolutiva, la linguistica, la filosofia, le teorie comportamentali e la neurobiologia. Questa forma di ricerca propone un modello più ampio di comprensione della mente umana, comprensione che può essere applicata ad altri settori di ricerca, quali quelli relativi allo studio dell’intelligenza artificiale.